Michela AlgeriVIEW PROFILE →
Quando il gioiello batte l'abito: come l'hard luxury è diventato il vero motore del lusso nel 2026
Mentre la moda torna appena in positivo, nel primo semestre 2026 sono gioielli e orologi a trainare il lusso. Richemont vola a +20%, la gioielleria LVMH cresce a doppia cifra e la collezione Eclettica di Bvlgari segna ricavi record. Ecco perché l'hard luxury detta la nuova rotta.
Per anni il termometro del lusso è stato la borsa firmata, l'abito da passerella, la pelletteria che riempiva le vetrine di Via Montenapoleone. Ma i conti del primo semestre del 2026 raccontano una storia diversa e per certi versi sorprendente, in cui a brillare non è più il tessuto ma la pietra preziosa, spostando il baricentro di un intero settore.
La moda respira, ma non corre
Il contesto generale è quello di una fragile ripresa dopo un periodo complicato per l'intero comparto. Il colosso LVMH ha chiuso i primi sei mesi dell'anno con ricavi pari a 38,6 miliardi di euro, in crescita organica del due per cento, un segnale di stabilizzazione dopo diversi trimestri vissuti sulla difensiva.
Il dato più atteso riguardava la divisione moda e pelletteria, il cuore pulsante del gruppo, che è finalmente tornata in territorio positivo con un incremento organico dell'uno per cento. Si tratta del primo segno più dopo circa due anni di sofferenza, ma è una crescita timida, quasi un sospiro di sollievo più che una vera e propria accelerazione del business.

Anche Kering, alle prese con il complesso rilancio di Gucci, ha archiviato il semestre con ricavi di 7,22 miliardi di euro e una crescita comparabile dell'uno per cento, salita al due per cento nel secondo trimestre. Numeri che confermano come, sul fronte dell'abbigliamento, la strada verso una piena guarigione sia ancora lunga e in salita.
L'oro che non conosce crisi
È proprio a questo punto che entra in scena il vero protagonista di questa stagione, ovvero il cosiddetto hard luxury, la categoria che raggruppa gioielli e orologi di alta gamma. Mentre la moda arrancava, questo segmento ha continuato a macinare crescite a doppia cifra, dimostrando una resistenza quasi totale agli aumenti di prezzo, soprattutto sul mercato statunitense.
L'esempio più clamoroso arriva dai conti di Richemont, il gruppo che possiede alcune delle maison più prestigiose del pianeta. Nel trimestre chiuso a fine giugno, il colosso ha registrato ricavi per 6,3 miliardi di euro, con un balzo del venti per cento a cambi costanti, un ritmo di crescita che nel settore appare oggi quasi fantascientifico.
A trainare questa cavalcata sono state le maison di gioielleria, un insieme che comprende nomi come Cartier, Van Cleef & Arpels e le italianissime Buccellati e Vhernier. Questo raggruppamento ha messo a segno una crescita straordinaria del ventiquattro per cento a cambi costanti, toccando i 4,73 miliardi di ricavi e collezionando il settimo trimestre consecutivo di crescita a doppia cifra.
Il fattore italiano e il caso Bvlgari
In questo scenario dominato dalle pietre preziose, il made in Italy gioca un ruolo di primo piano che va ben oltre la semplice partecipazione. La conferma più eclatante porta la firma di Bvlgari, la storica maison romana entrata nell'orbita di LVMH, che ha saputo trasformare la creatività in numeri da capogiro.
La sua nuova collezione di alta gioielleria, battezzata Eclettica, ha infatti generato ricavi da record, dimostrando come il saper fare artigianale italiano sia ancora oggi un asset competitivo di valore assoluto sui mercati internazionali. Non a caso, anche la divisione orologi e gioielli dell'intero gruppo LVMH è cresciuta a doppia cifra, con un solido undici per cento a raccontare una verità che sta ridisegnando le gerarchie del settore.
Dai capricci agli investimenti emotivi
Ma perché un anello o un orologio resistono alla crisi mentre una borsa fatica a essere venduta? La risposta, secondo gli analisti, sta in un profondo cambiamento nella psicologia del cliente di fascia alta, che oggi ragiona sempre più come un investitore attento e meno come un semplice acquirente impulsivo di tendenze passeggere.
Gli esperti di Goldman Sachs hanno coniato un'espressione efficace, parlando di come i guadagni ottenuti sui mercati finanziari si stiano trasformando in veri e propri investimenti emotivi di grado elevato. In quest'ottica, icone senza tempo come l'anello Love di Cartier o la collana Alhambra di Van Cleef & Arpels diventano beni rifugio, capaci di unire il piacere estetico alla solidità patrimoniale.
Un nuovo equilibrio per il futuro
Ciò che emerge da questa fotografia semestrale è dunque un vero e proprio riassetto degli equilibri interni al mondo del lusso, con conseguenze che si faranno sentire a lungo. Il gioiello ha battuto la borsa, imponendo una logica in cui la durevolezza e il valore intrinseco contano più della novità stagionale e del ricambio continuo dei desideri.
Per le grandi case della moda italiana ed europea la lezione è chiara e non ammette repliche: il consumatore del 2026 cerca sostanza, storia e permanenza. In attesa di capire se la pelletteria saprà ritrovare lo smalto di un tempo, per ora è l'inconfondibile bagliore dell'alta gioielleria a illuminare la rotta di un intero settore verso il futuro.






