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Il cliente aspirazionale se ne va: la resa dei conti del lusso dopo anni di rincari

fashion2026-08-26 · 4 min read · 23 reads

Per anni il lusso ha aumentato i prezzi molto più della qualità percepita. Ora milioni di clienti aspirazionali si stanno defilando, e per il Made in Italy si apre una fase delicata.

Per anni il lusso è sembrato immune a qualsiasi crisi, capace di alzare i prezzi stagione dopo stagione senza perdere clienti. Oggi però quella narrazione trionfale mostra profonde crepe, e i numeri raccontano una storia molto diversa, fatta di consumatori stanchi e di un modello di crescita che sta iniziando a scricchiolare in modo evidente.

Milioni di clienti in meno

Il dato più impressionante riguarda la dimensione stessa del mercato. Secondo le analisi di settore, la base di clienti attivi del lusso a livello globale si è ridotta da circa quattrocento milioni di persone nel 2022 a circa trecentotrenta milioni alla fine del 2025, un calo enorme che segna un cambiamento strutturale e non una semplice oscillazione passeggera.

Dietro questa contrazione c'è soprattutto l'uscita di scena del cosiddetto cliente aspirazionale, ovvero quel consumatore di fascia media che si concedeva l'acquisto occasionale di un capo o di un accessorio firmato. È proprio questa fetta di pubblico, un tempo motore silenzioso della crescita, ad essere stata progressivamente esclusa dal mercato.

Il cliente aspirazionale se ne va: la resa dei conti del lusso dopo anni di rincari

La ragione principale è tanto semplice quanto brutale: i prezzi sono saliti molto più velocemente della capacità di spesa di queste persone. Ciò che prima rappresentava un piccolo lusso raggiungibile con un sacrificio è diventato, per molti, un oggetto del desiderio semplicemente fuori portata, e il risultato è un lento ma inesorabile allontanamento.

La crescita costruita sui rincari

Per capire come si sia arrivati a questo punto bisogna guardare al modo in cui il settore è cresciuto negli ultimi anni. Le stime indicano che tra il 2023 e il 2025 circa l'ottanta per cento della crescita del mercato del lusso sia derivato dagli aumenti di prezzo, e non da un reale incremento dei volumi di vendita o del numero di clienti.

In altre parole, i marchi hanno venduto più o meno la stessa quantità di prodotti, ma a cifre sempre più alte. Una strategia che nel breve periodo ha gonfiato i ricavi e i margini, ma che ha anche eroso pericolosamente il rapporto di fiducia con una parte importante della clientela, sempre più consapevole di questo meccanismo.

Il problema non è solo il prezzo in sé, ma la percezione che a fronte di questi rincari non sia corrisposto un reale miglioramento della qualità o della creatività. Molti consumatori hanno iniziato a sentirsi, secondo diversi osservatori, addirittura traditi, come se stessero pagando un conto per una promessa che aveva smesso di essere mantenuta.

Un mercato che si divide in due

Questo scenario sta dando vita a una polarizzazione sempre più netta, che gli analisti descrivono come una dinamica a forma di K. Da un lato ci sono i marchi rivolti alla clientela ultra ricca, che continuano a registrare risultati solidi, dall'altro quelli più esposti al pubblico aspirazionale, che oggi si trovano sotto forte pressione.

Chi vende a una ristretta élite di grandi patrimoni sembra dunque poter resistere meglio alla tempesta, perché per questi clienti il prezzo non rappresenta un ostacolo reale. Al contrario, i brand che avevano costruito parte del loro successo sul sogno accessibile a molti si ritrovano ora con quel sogno improvvisamente più fragile e incerto.

Le previsioni per il settore riflettono questo raffreddamento. Alcune banche d'affari stimano per il 2026 una crescita dei beni personali di lusso di appena il due e mezzo per cento, un dato rivisto al ribasso rispetto alle attese precedenti e ben lontano dagli anni dell'espansione euforica che avevano illuso l'intero comparto.

Cosa significa per il Made in Italy

Per l'Italia, cuore manifatturiero del lusso mondiale, questa fase rappresenta una sfida particolarmente delicata. Gran parte della filiera vive del prestigio dei grandi marchi, e un rallentamento prolungato rischia di avere ripercussioni non solo sui bilanci delle maison, ma anche sui tanti laboratori e artigiani che ne sostengono la produzione.

Allo stesso tempo, questo momento potrebbe rivelarsi un'occasione per ripensare il modello. Puntare di nuovo sulla qualità reale, sull'artigianalità autentica e su un rapporto più onesto con il cliente potrebbe essere la strada per riconquistare la fiducia perduta, valorizzando ciò che il Made in Italy sa fare meglio di chiunque altro.

La grande domanda, ora, è se il settore saprà correggere la rotta prima che il distacco diventi definitivo. Il lusso ha sempre venduto sogni, ma un sogno che nessuno può più permettersi rischia di spegnersi, e la vera sfida dei prossimi anni sarà tornare a giustificare, con i fatti, il prezzo di quel sogno.

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