Michela AlgeriVIEW PROFILE →
Gucci vede la luce: le vendite frenano la caduta e il piano di Luca de Meo inizia a dare i primi frutti
Nel secondo trimestre del 2026 il calo delle vendite di Gucci si è ridotto al 2 per cento, battendo le attese e alimentando la fiducia nella svolta guidata dall'amministratore delegato di Kering, Luca de Meo. Il piano ReconKering punta a riportare il gruppo ai vertici del lusso entro il 2030.
Dopo mesi difficili, il simbolo più prezioso del lusso italiano intravede finalmente uno spiraglio. Nel secondo trimestre del 2026 il calo delle vendite di Gucci si è ridotto al 2 per cento su base annua, fermandosi a 1,4 miliardi di euro. Un risultato che, pur restando negativo, ha battuto le previsioni degli analisti e ha rilanciato la fiducia nella svolta avviata dalla casa madre Kering.
Il dato assume un significato particolare se confrontato con le attese. Il mercato prevedeva un calo attorno al 4 per cento, quindi la frenata della discesa è stata accolta come un segnale incoraggiante. Si tratta comunque del dodicesimo trimestre consecutivo in flessione per il marchio, ma il netto miglioramento rispetto al meno 8 per cento del primo trimestre ha spinto le azioni Kering a salire con decisione dopo la pubblicazione dei conti.
A trainare il recupero è stato soprattutto il mercato statunitense, dove le vendite di Gucci sono cresciute del 9 per cento. La spinta è arrivata dalle nuove linee di borse, come i modelli Borsetto e Paparazzo, oltre a una domanda più forte per gli accessori maschili. Un segnale che la strategia di rinnovamento del prodotto e dell'immagine sta cominciando a fare presa sui consumatori.
Il piano ReconKering
Dietro questi primi risultati c'è il piano di rilancio battezzato ReconKering, messo a punto dall'amministratore delegato Luca de Meo. La tabella di marcia è scandita in tre fasi ben precise, con un reset strutturale da completare entro la fine del 2026, una fase di ricostruzione entro la fine del 2028 e infine il ritorno ai vertici della corsa al lusso previsto entro la fine del 2030.
Sul piano finanziario, gli obiettivi di medio termine sono ambiziosi. Il gruppo punta a più che raddoppiare il proprio margine operativo ricorrente in percentuale e a portare il ritorno sul capitale investito oltre il 20 per cento. Per alimentare la crescita organica, la società prevede inoltre di reinvestire ogni anno tra il 5 e il 6 per cento dei ricavi, puntando su prodotto, negozi e comunicazione.
Perché Gucci è così importante

Comprendere il peso di Gucci aiuta a spiegare l'attenzione riservata a ogni suo dato. Il marchio fiorentino rappresenta da solo circa il 60 per cento dei profitti dell'intero gruppo Kering e il 38 per cento dei ricavi complessivi. In altre parole, la salute finanziaria del colosso francese dipende in misura decisiva dall'andamento della sua maison italiana più celebre e redditizia.
Parte della strategia passa anche da una razionalizzazione della rete di vendita. Kering intende ridurre i negozi Gucci da circa 600 a 450, puntando su boutique meno numerose ma più prestigiose. Solo nella prima metà del 2026 il gruppo ha chiuso 84 punti vendita, con l'obiettivo di arrivare a un centinaio entro fine anno, nell'ambito di una più ampia strategia di elevazione del marchio.
Il nodo del debito
Uno dei fronti più urgenti affrontati da de Meo è stato quello del debito. L'indebitamento netto del gruppo è sceso a 3,3 miliardi di euro, in forte calo rispetto agli 8 miliardi di fine 2025. Un risultato ottenuto grazie a una serie di cessioni mirate, tra cui la vendita di quote di importanti immobili, compreso un edificio di punta sulla Quinta Strada a New York.
La mossa più rilevante è stata però la cessione della divisione Kering Beauté al gigante francese L'Oréal, perfezionata il 31 marzo 2026. L'operazione ha incluso la maison di profumeria Creed e licenze cinquantennali per fragranze e cosmetici dei marchi Bottega Veneta e Balenciaga. Il numero uno di L'Oréal, Nicolas Hieronimus, ha parlato di una tappa che rafforza la leadership del gruppo nella bellezza di lusso.
Cosa aspettarsi ora
Non è solo Gucci a mostrare segnali di vitalità all'interno del gruppo. La divisione Kering Eyewear ha registrato il suo miglior trimestre di sempre, con una crescita dei ricavi del 3 per cento a 489 milioni di euro, mentre la gioielleria è cresciuta del 14 per cento a 269 milioni, spinta da Boucheron come marchio più dinamico. Il margine operativo ricorrente del semestre è salito al 12,8 per cento.
Nonostante gli incoraggianti progressi, la dirigenza invita alla prudenza. Luca de Meo ha ribadito di essere ancora all'inizio del percorso e di restare molto realista sulle sfide che attendono il gruppo, avvertendo che il terzo trimestre potrebbe risultare piatto. Se la traiettoria verrà confermata nei prossimi mesi, il ritorno di Gucci ai vertici del lusso mondiale entro il 2030 apparirà però un obiettivo molto meno lontano.






